Prima ha detto che la droga ce l’avevano messa i Carabinieri, poi ha detto che era sua. Prima ha detto che aveva staccato assegni ai carabinieri, poi ha detto che era stata rapina. Traduzione: prima ha accusato qualcuno di un fatto delittuoso (l’aver messo la droga), per non doverne giustificare il possesso, e poi, alle strette, ha confessato esser stata roba sua. Ed è calunnia, reato contro l’amministrazione della giustizia, dalle pene severe.
Prima ha accusato qualcuno d’averlo costretto a staccare assegni per comprarne il silenzio e poi, alle strette, ha detto essersi trattato di rapina. Ed è rivisitazione dell’accaduto perché, con il possesso della droga, pagare il carabiniere è corruzione per non fargli compiere il suo dovere. Reato del Pubblico ufficiale, che si estende anche al privato che corrompe, dalle pene severe. Mentre della rapina si è solo vittima e non autore del reato.
Che sia la sua versione, o la traduzione, Marrazzo persona informata sui fatti ha reso diverse ricostruzioni degli accadimenti agli inquirenti. E questa è falsa testimonianza, reato contro l’amministrazione della giustizia dalle pene severe.
In un modo o nell’altro, per Marrazzo di sicuro c’è d’aspettarsi pene. La solita notizia.
Sandro Sisler
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