Passi che la FIAT nella sua ultracentenaria storia s’è distinta per essere stata pronta a convertire l’industria all’economia di guerra, sia nel primo sia nel secondo conflitto mondiale, per poi riconvertirsi immediatamente all’economia di pace e influenzare le politiche per l’incremento delle infrastrutture nel senso di sviluppare la rete di strade e autostrade a discapito del trasporto ferroviario.
Fa nulla che quando c’era da vendere la Alfa Romeo venne impedita la cessione di questa a un Casa giapponese e, purché rimanesse italiana, fu fatta acquistare alla FIAT a condizioni di cessione meno vantaggiose.
Si sorvoli pure sul fatto che la FIAT ha beneficiato di contributi pubblici per l’apertura di fabbriche nel depresso Meridione d’Italia, poi ne ha chiuse alcune, al Nord come al Sud, e ha fatto accesso a man bassa all’istituto della cassa integrazione per andare all’estero a insediare stabilimenti di produzione.
Pace al fatto che la FIAT è l’unica impresa italiana che privatizza gli utili e socializza le perdite.
Si tolleri pure che incassati gli incentivi alla rottamazione un anno sì e l’altro pure, FIAT acquisti Case automobilistiche oltreoceano e chiuda stabilimenti improduttivi in Italia.
Ma i notabili d’Italia targati FIAT (vedi Montezemolo) non ci dicano che non hanno preso un euro dallo Stato perché vien voglia di lanciargliele addosso le monete. Questa è istigazione a delinquere.
Luca Procaccini
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sabato 6 febbraio 2010
mercoledì 25 novembre 2009
Nuovi incentivi alla rottamazione auto: Fiat rinuncia alla chiusura di Termini Imerese
Incassati gli incentivi alla rottamazione reclamati al Governo pochi mesi fa sotto la minaccia della cassa integrazione di massa, e fatti acquisti americani per conquistare il marchio Chrysler, la Fiat ora ipotizza di smettere la produzione di Termini Imerese. La motivazione è semplice: non essendoci acciaierie e fornitori del marchio in zona, ed essendo mal servita da infrastrutture la location, produrre lì le auto costa troppo. Peccato che quando c’era da costruire lo stabilimento a spese del contribuente l’affaire c’era per il gruppo.
Poi, è ovvio, esaurita la mungitura, la partita è da riconsiderare. In perfetto stile italico. Mica come i giapponesi della Toyota, che dopo settant’anni d’utile ed al primo segno negativo di bilancio, decide di ritirarsi dalla formula 1. Circo mediatico molto affascinante, ma altrettanto oneroso.
Come dire, in tempi di crisi meglio concentrare le energie sulla produzione di serie che sulla monoposto da competizione. Tranquilli i tifosi dei motori, mica siamo coglioni come i giapponesi, noi per il giocattolino stravediamo e, piuttosto, rilanciamo lo strumento dell’incentivo. Infatti, dagli ambienti trapela la proposta per il rilancio del comparto: sarà prossimo l’incentivo alla rottamazione dell’auto euro 4, bifuel e a idrogeno. D’altra parte, la Fiat deve vendere.
Luca Procaccini
Poi, è ovvio, esaurita la mungitura, la partita è da riconsiderare. In perfetto stile italico. Mica come i giapponesi della Toyota, che dopo settant’anni d’utile ed al primo segno negativo di bilancio, decide di ritirarsi dalla formula 1. Circo mediatico molto affascinante, ma altrettanto oneroso.
Come dire, in tempi di crisi meglio concentrare le energie sulla produzione di serie che sulla monoposto da competizione. Tranquilli i tifosi dei motori, mica siamo coglioni come i giapponesi, noi per il giocattolino stravediamo e, piuttosto, rilanciamo lo strumento dell’incentivo. Infatti, dagli ambienti trapela la proposta per il rilancio del comparto: sarà prossimo l’incentivo alla rottamazione dell’auto euro 4, bifuel e a idrogeno. D’altra parte, la Fiat deve vendere.
Luca Procaccini
domenica 5 aprile 2009
Deus Ex Machina Fiat Jesus Chrysler. Coi soldi nostri!
In Francia, per fronteggiare la crisi, la Renault ha riportato in patria la produzione della Clio. In Italia, per fronteggiare la crisi, la Fiat ha chiesto incentivi alla rottamazione. Poi, invece di concentrarsi sul Belpaese, via oltreoceano a fare shopping alla Chrysler. Persino Obama ha ringraziato.
In tutto il mondo si guarda in casa propria per evitare il disastro. In Italia si sentono dei Padreterno e vanno a fare speculazioni a migliaia di chilometri di distanza stropicciandosene del volgo da catena di montaggio che rischia la cassa integrazione mentre continuiamo a produrre, per esempio, in Polonia.
Così è la Fiat. “Deus Ex Machina Fiat Jesus Chrysler”, ossia: “il Signore dalla Macchina faccia il figlio Chrysler”. Come al solito con i soldi nostri. Come al solito solo in Italia si continuano a socializzare le perdite e privatizzare gli utili.
Luca Procaccini
In tutto il mondo si guarda in casa propria per evitare il disastro. In Italia si sentono dei Padreterno e vanno a fare speculazioni a migliaia di chilometri di distanza stropicciandosene del volgo da catena di montaggio che rischia la cassa integrazione mentre continuiamo a produrre, per esempio, in Polonia.
Così è la Fiat. “Deus Ex Machina Fiat Jesus Chrysler”, ossia: “il Signore dalla Macchina faccia il figlio Chrysler”. Come al solito con i soldi nostri. Come al solito solo in Italia si continuano a socializzare le perdite e privatizzare gli utili.
Luca Procaccini
mercoledì 18 marzo 2009
AAA Cercasi Tata per la Fiat. Possibilmente amante calcio
Gli inglesi hanno dominato il mondo colonizzandolo quasi per intero. In Inghilterra si guida “a sinistra” e la sterlina resiste all’euro perché si sentono i più fichi dell’universo. L’inglese è la lingua più parlata del globo, e le loro squadre di calcio comandano in Europa. Eppure la Jaguar, storico marchio inglese dell’auto di lusso, è stata comprata dalla Tata, umile marchio indiano di fabbrica d’automobile. Corsi e ricorsi storici. La grande colonizzatrice colonizzata nel suo marchio prestigioso dalla colonia indiana.
L’Italia è colonizzata da oltre un secolo dalla Fiat. La Fiat è l’unica società che privatizza gli utili e socializza le perdite perché si sentono i più fichi del Paese. L’unica lingua che capiscono in Fiat è “incentivi alla rottamazione” e la sua squadra di calcio comanda(va) in Italia, non necessariamente per meriti sportivi. Le similitudini ci sono, anche se in piccolo.
La speranza è che una Tata per la Fiat la si trovi, anche se non referenziata, ma sportiva. Ai nostri piace il gioco della palla.
Luca Procaccini
L’Italia è colonizzata da oltre un secolo dalla Fiat. La Fiat è l’unica società che privatizza gli utili e socializza le perdite perché si sentono i più fichi del Paese. L’unica lingua che capiscono in Fiat è “incentivi alla rottamazione” e la sua squadra di calcio comanda(va) in Italia, non necessariamente per meriti sportivi. Le similitudini ci sono, anche se in piccolo.
La speranza è che una Tata per la Fiat la si trovi, anche se non referenziata, ma sportiva. Ai nostri piace il gioco della palla.
Luca Procaccini
domenica 8 marzo 2009
Il traffico, la Fiat e la cura del ferro
La notizia è che milioni di euro vengono persi per il tempo che si rimane fermi nel traffico. Non fa notizia che la Fiat continui a questuare moneta perché la produzione cala e le macchine non si vendono, che il Governo apra i cordoni della borsa e faciliti la vendita di automezzi.
La notizia è che le macchine aumentano, l’inquinamento pure, e il traffico anche. Non fa notizia che, con l’aumento del traffico, aumentino i milioni persi, perché si è più lenti negli spostamenti.
La notizia è che diminuirà la capacità di spesa degli italiani e il gettito fiscale per lo Stato. Non fa notizia che gli altri Paesi abbiano investito e investano sulle rotaie, perché il trasporto su ferro consente meno traffico, meno inquinamento e più risparmio di tempo.
La notizia è che ci vorrebbe la cura del ferro. All’Italia con le rotaie, alla Fiat con le "spranghe"?
Luca Procaccini
La notizia è che le macchine aumentano, l’inquinamento pure, e il traffico anche. Non fa notizia che, con l’aumento del traffico, aumentino i milioni persi, perché si è più lenti negli spostamenti.
La notizia è che diminuirà la capacità di spesa degli italiani e il gettito fiscale per lo Stato. Non fa notizia che gli altri Paesi abbiano investito e investano sulle rotaie, perché il trasporto su ferro consente meno traffico, meno inquinamento e più risparmio di tempo.
La notizia è che ci vorrebbe la cura del ferro. All’Italia con le rotaie, alla Fiat con le "spranghe"?
Luca Procaccini
martedì 27 gennaio 2009
Fiat: fabbrica italiana aiutata troppo
Fiat chiede aiuto al Governo. Non si sa esattamente cosa. Probabilmente gli incentivi: bonus ai privati per comprare auto nuove, in cambio della rottamazione delle vecchie macchine. E se gli incentivi non arrivano? Semplice: 60.000 posti sono a rischio. Parola del capo Fiat, Marchionne.Questa è Fiat. Sempre a traino. Industria bellica e commesse dallo Stato. Industria civile e e protezione dello Stato. Unione europea e incentivi (da parte dello Stato) alla rottamazione e all'acquisto. Per ogni stagione, una soluzione. Dallo Stato.
Da sempre, una costante: utili privatizzati, perdite socializzate.
Luca Procaccini
sabato 10 gennaio 2009
Dalla Fiat a Patrizia, una delle storie italiane
La Fiat è la storia dell’Italia. Ce lo hanno voluto far credere con lo spot visto in tv dove si associavano alla Fiat la storia, per immagini, dell’Italia recente: ci riferiamo allo spot della 500 (vedi video in alto).
Ora, passi che la Fiat, nella sua ultracentenaria storia, s’è distinta per essere stata pronta a convertire l’industria all’economia di guerra, sia nel primo sia nel secondo conflitto mondiale, per poi riconvertirsi immediatamente all’economia di pace. Passi anche che la Fiat ha influenzato le politiche per l’incremento delle infrastrutture, nel senso di sviluppare la rete di strade e autostrade a discapito del trasporto ferroviario. Si sorvoli pure sul fatto che la Fiat ha beneficiato di contributi pubblici per l’apertura di fabbriche nel depresso Meridione d’Italia, poi ne ha chiuse alcune, al Nord come al Sud, e ha fatto accesso a man bassa all’istituto della cassa integrazione per andare all’estero a insediare stabilimenti di produzione. Pace infine al fatto che la Fiat privatizza gli utili e socializza le perdite.
Abbiamo superato tutto questo, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è lo spot incriminato.
Infatti, gli italiani, popolo latino che difende strenuamente la fama d’esser gente focosa conosciuta in tutto il mondo per le arti amatorie, ancora non ha capito come è potuto succedere che il rampollo della casa Lapo Elkann, all’epoca in coppia con la sventola Martina Stella, abbia potuto preferire d’accompagnarsi con Patrizia per far festini.
E allora, tolleriamo perfino che i media facciano ogni sforzo per farci piacere Lapo propinandocelo continuamente in video e carta stampata.
Però, secondo noi, l’Italia e gli italiani sono altra cosa dallo spot visto in tv.
Sandro Sisler
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