Veltroni aveva provato a fare del PD il leader, ma oltre al fallimento del progetto nelle urne, Walter ha perso la battaglia interna nel partito con D’Alema e i suoi accoliti, tra i quali Bersani che ora lo sostituisce alla segreteria del partito.
Poi, digerita la sconfitta e guadagnata la ribalta dei talk show, Walter pochi giorni addietro a "Mattino5, e alle "Iene" dell’altra sera, si proponeva prima scherzosamente e poi con piglio da esperto alla presidenza della Juventus.
Tant’è, quando s’è fuori dalla scena politica che conta tutto fa brodo per rimanere a galla. Ma si sa, nelle lotte tra correnti non si fanno prigionieri, e Bersani ha prontamente risposto assestando il colpo di grazia: tutt’Italia tappezzata dei suoi manifesti con faccione e la frase “In poche parole, un’altra Italia”. Così ora abbiamo Walter a fare il presidente della Juventus e Bersani a fare il ct della Nazionale perché sia mai che Vetroni resti anche solo per un attimo al vertice.
E allora, presagio di come andrà a finire dopo le elezioni regionali: eccoli al bar dello sport a spararla grossa sulla partita della domenica come ogni pensionato medio. Unico diletto di chi resta fuori dai giochi.
Luca Procaccini
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sabato 13 febbraio 2010
lunedì 25 gennaio 2010
Vendola e le Primarie contro del PD
In Lombardia con Penati, tutti d’accordo, niente Primarie e candidato alla carica di Presidente della Regione calato dall’alto.
Nel Lazio con Bonino, tutti dormienti, niente Primarie e candidato scelto dai Radicali con accodamento tardivo del PD.
In Puglia con Boccia, tutti spocchiosi a far le Primarie per silurare il candidato uscente Vendola e poi la trombata massima del PD.
Quindi, altro che strumento di democrazia interna. Le Primarie o sono kermesse mediatica com’è stato con Veltroni, o si fanno contro com’è stato per Vendola.
Luca Procaccini
Nel Lazio con Bonino, tutti dormienti, niente Primarie e candidato scelto dai Radicali con accodamento tardivo del PD.
In Puglia con Boccia, tutti spocchiosi a far le Primarie per silurare il candidato uscente Vendola e poi la trombata massima del PD.
Quindi, altro che strumento di democrazia interna. Le Primarie o sono kermesse mediatica com’è stato con Veltroni, o si fanno contro com’è stato per Vendola.
Luca Procaccini
venerdì 8 gennaio 2010
Il PD in versione centrosinistra, e i risultati del laboratorio Iervolino. Conferme a tutto campo
Un anno fa il sindaco di Napoli, per giustificare l’attaccamento alla poltrona, invece delle dimissioni quale epilogo dello scandalo giudiziario per la vicenda dell’appalto ultramilionario che riguardava la manutenzione delle strade (portò agli arresti quattro dei suoi assessori della presente giunta come di quella del precedente mandato elettorale), ci venne a dire che Napoli è un valido laboratorio sperimentale per il centrosinistra. Quindi, niente dimissioni ma semplice rimpasto e giunta Iervolino che andò avanti imperterrita per la sua strada.
Un anno dopo, il risultato fornito dall’assessore al bilancio Realfonzo: “…alcuni settori del PD napoletano usano le aziende comunali come macchine per il consenso … mi è stato impedito di fare chiarezza … il PD mi isolò…”. E la Procura della Repubblica di Napoli, come la Corte dei Conti, starebbero nuovamente indagando sulla Giunta Iervolino.
A un anno dall’inchiesta “magnanapoli", l’esperimento della Iervolino conferma l’assunto. Quello della Procura però.
Luca Procaccini
Un anno dopo, il risultato fornito dall’assessore al bilancio Realfonzo: “…alcuni settori del PD napoletano usano le aziende comunali come macchine per il consenso … mi è stato impedito di fare chiarezza … il PD mi isolò…”. E la Procura della Repubblica di Napoli, come la Corte dei Conti, starebbero nuovamente indagando sulla Giunta Iervolino.
A un anno dall’inchiesta “magnanapoli", l’esperimento della Iervolino conferma l’assunto. Quello della Procura però.
Luca Procaccini
mercoledì 28 ottobre 2009
Dopo il video di Marrazzo, il documento che inguaia Rutelli
Dopo Marrazzo che andava con Natalie e Brenda, ecco Rutelli che si faceva il partito Radicale, quello dei Verdi, della Margherita e del PD.
Dopo Marrazzo che pagava per andare con Natali e Brenda, ecco Rutelli che prendeva dal partito Radicale, da quello dei Verdi, della Margherita e del PD.
Marrazzo e Rutelli, due storie di prostituzione dove ognuno prende a suo piacimento.
Luca Procaccini
Dopo Marrazzo che pagava per andare con Natali e Brenda, ecco Rutelli che prendeva dal partito Radicale, da quello dei Verdi, della Margherita e del PD.
Marrazzo e Rutelli, due storie di prostituzione dove ognuno prende a suo piacimento.
Luca Procaccini
martedì 23 giugno 2009
I risultati delle elezioni in casa PD e le frasi gotiche di Franceschini
I dati delle elezioni ultime per il Partito Democratico: meno 7 punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale delle europee, meno 22 province rispetto a quelle sinora governate, zero province nuove da governare e meno 9 capoluoghi di provincia patentati PD.
Le esternazioni di Franceschini dopo che, come al solito, in occasione dei ballottaggi s’abbassa l’affluenza al voto a tutto discapito del centrodestra il cui elettore, votato una volta, s’annoia a ripeter la performance a così pochi giorni di distanza: “È l’inizio del declino della destra”.
La costante: dopo ogni elezione mai un politico ammette la sconfitta, piuttosto si affida a ragionamenti bizantini per perorare la causa.
L’eccezione: dopo queste elezioni Franceschini ha abbandonato le frasi “bizantine” per affidarsi a quelle “gotiche”. Non nel senso “stilistico” del termine, bensì nel senso della nuova costruzione del termine quale sintesi delle parole “gote” e “natiche” in “gotiche”. Espressione elegante per definire le esternazioni di chi, in questi casi, verrebbe indicato come uno che ha la faccia come il culo.
Luca Procaccini
Le esternazioni di Franceschini dopo che, come al solito, in occasione dei ballottaggi s’abbassa l’affluenza al voto a tutto discapito del centrodestra il cui elettore, votato una volta, s’annoia a ripeter la performance a così pochi giorni di distanza: “È l’inizio del declino della destra”.
La costante: dopo ogni elezione mai un politico ammette la sconfitta, piuttosto si affida a ragionamenti bizantini per perorare la causa.
L’eccezione: dopo queste elezioni Franceschini ha abbandonato le frasi “bizantine” per affidarsi a quelle “gotiche”. Non nel senso “stilistico” del termine, bensì nel senso della nuova costruzione del termine quale sintesi delle parole “gote” e “natiche” in “gotiche”. Espressione elegante per definire le esternazioni di chi, in questi casi, verrebbe indicato come uno che ha la faccia come il culo.
Luca Procaccini
mercoledì 29 aprile 2009
Il PD, Rutelli, Franceschini, Penati e la difficile arte del copiare
Si sa, copiare non è cosa facile. Presuppone un minimo di conoscenza e spiccata intelligenza.
Altrimenti, convinto di capire ciò che copi, non ti accorgi di uscire fuori pista e rischi di fare la figura del citrullo.
È così, e non si fanno sconti. Tutti ci cascano, e alcuni ci ricadono. D’altra parte son quelli che quand’anche provi a metterci la conoscenza, se manca l’intelligenza non c’è speranza.
E non c’è speranza se il PD, e prima l’Unione e l’Ulivo, continuano a inseguire Berlusconi cercando d’imitarlo a ogni costo. Come dimenticare la candidatura di Rutelli del 2001? Il piacione era quanto di più simile al Berlusca secondo i pensatori d’allora. E via così sulle scelte comunicative fino ai giorni nostri dove c’è Franceschini a farsi immortalare col cappello da ferroviere a emulare il Premier operaio, e Penati a scimmiottare i vecchi slogan della campagna elettorale di Forza Italia. Da “un impegno preciso: meno tasse per tutti” di Silvio, a “la provincia e oltre: più sicurezza per cittadini” di Penati, giusto per citare uno dei tanti slogan scopiazzati.
Vabbè, copiano nella speranza di non esser scoperti, direte. Ma la cantonata è in agguato, come al solito. E se Penati ha cominciato bene copiando lo stile del Berlusca nel coniare slogan a effetto, poi ha finito male l’opera di copiatura. Gli slogan copiati da Berlusconi e, per non farsi sgamare, la foto copiata da Riotta e Cocuzza. I giornalisti sfigati che vogliono distinguersi con l’apparire in TV in manica di camicia e cravatta, ma senza giacca. E allora eccolo Penati in fotografia sui manifesti in camicia bianca con cravatta, ma senza giacca. Proprio come un citrullo. Copiare senza capire, un disastro. L’ennesima prova.
Sandro Sisler
Altrimenti, convinto di capire ciò che copi, non ti accorgi di uscire fuori pista e rischi di fare la figura del citrullo.
È così, e non si fanno sconti. Tutti ci cascano, e alcuni ci ricadono. D’altra parte son quelli che quand’anche provi a metterci la conoscenza, se manca l’intelligenza non c’è speranza.
E non c’è speranza se il PD, e prima l’Unione e l’Ulivo, continuano a inseguire Berlusconi cercando d’imitarlo a ogni costo. Come dimenticare la candidatura di Rutelli del 2001? Il piacione era quanto di più simile al Berlusca secondo i pensatori d’allora. E via così sulle scelte comunicative fino ai giorni nostri dove c’è Franceschini a farsi immortalare col cappello da ferroviere a emulare il Premier operaio, e Penati a scimmiottare i vecchi slogan della campagna elettorale di Forza Italia. Da “un impegno preciso: meno tasse per tutti” di Silvio, a “la provincia e oltre: più sicurezza per cittadini” di Penati, giusto per citare uno dei tanti slogan scopiazzati.
Vabbè, copiano nella speranza di non esser scoperti, direte. Ma la cantonata è in agguato, come al solito. E se Penati ha cominciato bene copiando lo stile del Berlusca nel coniare slogan a effetto, poi ha finito male l’opera di copiatura. Gli slogan copiati da Berlusconi e, per non farsi sgamare, la foto copiata da Riotta e Cocuzza. I giornalisti sfigati che vogliono distinguersi con l’apparire in TV in manica di camicia e cravatta, ma senza giacca. E allora eccolo Penati in fotografia sui manifesti in camicia bianca con cravatta, ma senza giacca. Proprio come un citrullo. Copiare senza capire, un disastro. L’ennesima prova.
Sandro Sisler
domenica 22 febbraio 2009
Azione kamikaze. Si teme per Franceschini
Nell’ambito dell’assise del PD, cercavano qualcuno da immolare come un martire sull’altare della guerra di fede contro Berlusconi. Ma questa volta tutto era più difficile. A differenza delle altre occasioni, questo giro tutti avevano contezza del fatto che non bastava metterci la faccia. Con il disastro attuale in casa PD, e una differenza incolmabile in termini di consensi tra PD e PDL, serviva un culo da offrire in sacrificio alla causa e i maggiorenti si erano tutti defilati. Va bene lo spirito di servizio per il partito, però questo atto di devozione brucia.
E allora eccolo saltare su dalle retrovie, come capita sempre nell’arruolamento dei kamikaze, il soldato Franceschini. Giuramento sulla Costituzione, come fosse il Corano, registrazione dello sproloquio contro l’infedele, come d’uopo, e giù a novanta gradi, per meglio offrirsi in sacrificio per la causa.
Luca Procaccini
E allora eccolo saltare su dalle retrovie, come capita sempre nell’arruolamento dei kamikaze, il soldato Franceschini. Giuramento sulla Costituzione, come fosse il Corano, registrazione dello sproloquio contro l’infedele, come d’uopo, e giù a novanta gradi, per meglio offrirsi in sacrificio per la causa.
Luca Procaccini
mercoledì 7 gennaio 2009
D'Alfonso, Veltroni e il nuovo che avanza

In quel di Pescara veniva carcerato, agli arresti domiciliari, il sindaco D’Alfonso perché secondo gl’inquirenti maneggiava la cosa pubblica non nell’interesse comune ma col fine di farne profitto privato. Tanto da veder contestare al primo cittadino l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. Poi, con le dimissioni del sindaco, il Giudice per le indagini preliminari si determinava nel senso di concedergli la libertà perché, con lo scioglimento del Consiglio comunale, sarebbe arrivato il Commissario prefettizio. Quindi, allontanato il "discolo" e i suoi "accoliti", secondo il Giudice s’era al riparo dal pericolo che l’"allegra brigata" potesse ripetersi nella condotta delittuosa, e dal rischio che l’indagato potesse inquinare le prove. Ma l’impianto accusatorio che aveva condotto all’arresto del sindaco veniva dal Giudice integralmente confermato.
Nonostante ciò, il Pd, per bocca di Veltroni, s’era scandalizzato del fatto che ad arresto era seguito dopo pochi giorni la liberazione. E anche se le motivazioni della scarcerazione non alleggerivano d’un grammo la pesante posizione dell’indagato, il segretario s’agitava come se a una vergine era stato contestato d’essersi data per denaro. Non c’è limite alla decenza, pensavamo noi, e se questo è il rinnovamento della politica praticato dal Partito democratico, si stava meglio quando si stava peggio. Almeno, ai tempi del Partito comunista, non s’udiva un segretario dire di tali patacche.
Poi, finalmente, la svolta. Basta con il vecchio modo di fare politica nel Pd. Non sentiremo più dichiarazioni come quelle di Bassolino il quale, travolto dallo scandalo dei rifiuti, ebbe a dire che non mollava lo scranno perché nel momento di difficoltà bisogna assumersi le responsabilità e rimanere al proprio posto. O come quelle della Iervolino, secondo la quale nessuno sarebbe morto per un po’ di “monnezza” (quando Napoli ne era sommersa), salvo poi partecipare alle esequie del suo assessore, suicidatosi ai tempi in cui era agli arresti, perché coinvolto nei disordini scoppiati per le proteste contro l’apertura della discarica nel quartiere di Pianura. Non vedremo più commedie come quelle inscenate dal sindaco di Napoli che, per giustificare l’attaccamento alla poltrona, invece delle dimissioni quale epilogo dello scandalo giudiziario per la vicenda dell’appalto ultramilionario che riguardava la manutenzione delle strade (ha portato agli arresti quattro dei suoi assessori della presente giunta come di quella del precedente mandato elettorale), ci viene a dire che Napoli è un valido laboratorio sperimentale per il centrosinistra. Non assisteremo più a sindaci che si incatenano ai pali per un’intera mezz’ora, come fece Domenici (Firenze) per protestare contro la stampa di Repubblica e l’espresso che non gli era più amica, salvo poi congedarsi perché ormai s’era fatta ora di pranzo e la pietanza si freddava.
Basta con il vecchio, fate spazio al nuovo che avanza e porta il nome di D’Alfonso da Pescara.
Ora il nuovo si materializza anche attraverso un certificato medico. Ognuno di noi sa che un certificato medico non si nega a nessuno, tanto che Brunetta ha previsto la visita fiscale immediata al dipendente pubblico che si assenta dal lavoro e come “pezza d’appoggio” ci mette l’immancabile certificato a comprovare lo stato di malessere organico. Ebbene, D’Alfonso ci informa d’essere malato (e noi gli crediamo, così come crediamo all'onestà del suo medico), e lo dimostra esibendo il certificato medico stilatogli dal curante che è anche consigliere comunale di maggioranza. Poi, ritira le dimissioni e, fintantoché non guarirà della sua infermità, conserverà l’indennità di carica (il Giornale parla fra l'altro di 4.000 euro netti al mese) e il suo vice lo sostituirà. Ecco fatto, la carica è salva e il Consiglio comunale non si scioglierà.
[foto via flickr.com/photos/athomeinscottsdale]
Luca Procaccini
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