Foto di Di Pietro con Moro e Contrada, rispettivamente assolto dall’accusa di favoreggiamento alla mafia e condannato per mafia, ipotesi di connivenza a carico dell’uomo e denuncia di complotto di Tonino. Per la verità, il Codice penale punisce l’associazione a delinquere di stampo mafioso, che consiste nell’associarsi con altri per compiere nel tempo delitti utilizzando gli strumenti tipici della mafia. Quindi, per essere indagati si dovrebbe essere accusati, e dovrebbe offrirsene la prova, di essere in accordo con altri per compiere reati utilizzando il metodo mafioso. Se manca l’accordo in tal senso, in caso di commissione di un reato può esserci la punizione per questo ma non anche la pena per aver fatto parte del sodalizio criminoso.
Questo è, ma anche se non alberga nel Codice penale, nelle aule di giustizia è stato coniato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Costruzione giuridica per motivare la condanna per il reato codificato anche nei confronti di chi non è accusato di aver partecipato al sodalizio criminoso per commettere reati nel tempo con lo strumento tipico del mafioso. Quindi, quando non c’è la prova per il reato così come normato dal codice, c’è l’ipotesi di condanna per aver concorso dall’esterno all’associazione. Praticamente, è costruzione per affibbiare la pena per il grave reato anche a chi non è stato provato d’aver fatto parte del sodalizio criminoso, ma semplicemente perché in qualche modo può dimostrarsi d’averci avuto a che fare.
E allora anche la foto con appartenenti al sodalizio criminoso può essere una prova di connivenza, ma Di Pietro spiega le riproduzioni fotografiche ricordando d’essere stato Pubblico ministero che s’è servito della Polizia giudiziaria per le sue indagini e, quindi, d’aver potuto servirsi dei due perché erano appartenenti, poi in sospetto di mafia, ai corpi delle Forze dell’ordine.
Vero, com’è vero che Andreotti s’è sparato dieci anni di processo come imputato di concorso esterno in associazione mafiosa perché s’è detto che frequentava appartenenti alle cosche con tanto di baci a suggellare gli accordi. Ma Giulio non ha potuto motivare le sue frequentazioni siciliane semplicemente perché come uomo delle istituzioni inevitabilmente aveva a che fare con la varia umanità e, grazie all’aver conservato metodicamente agende e appunti di decenni prima, provò che mai ci furono appuntamenti e baci nei luoghi e nelle date indicate dai pentiti. E fu assoluzione giusta e sacrosanta.
Ma Di Pietro è più fortunato di Andreotti perché questo ha avuto dalla sua agende private mentre per Tonino ci sono gli atti con i quali avrebbe delegato indagini a Mori e Contrada. Atti pubblici che non possono essere andati smarriti.
Se del caso, per Tonino un gioco da ragazzi difendersi dall’infamante accusa.
Luca Procaccini
arguto!
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