Anni addietro, un signore di nome Pacini Battaglia, di professione faccendiere, venne intercettato nell’àmbito di una conversazione, e non si è mai capito se ha detto: “Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato” oppure “Di Pietro e Lucibello mi hanno sbiancato”. Pacini Battaglia finì nel tritacarne di Mani pulite, famosa indagine penale capitanata da Di Pietro. Il quale allora era Pubblico ministero della Procura della Repubblica di Milano, città dove esercitava, ed esercita, la professione d’avvocato Lucibello, in rapporti con Di Pietro stesso.
All’intercettato Pacini Battaglia venne chiesto (nel corso di un procedimento penale dov’era indagato Di Pietro) il perché dell’affermazione secondo la quale Di Pietro e Lucibello l’avrebbero “sbancato”. E il chiarimento fu questo: c’era equivoco, perché non “sbancato” s’era detto, ma “sbiancato”.
Alla fine delle indagini, con sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Di Pietro (emessa dal Giudice dell’udienza preliminare di Brescia, che per motivi di forma non poté acquisire la registrazione), si chiuse la questione senza che si giungesse alla celebrazione del processo per l’accertamento dei fatti. E così tutti si son chiesti se Pacini Battaglia è stato “sbancato” o “sbiancato”.
Allo scopo d’aiutare il prossimo a capire cosa s’era detto, il quotidiano Il Foglio distribuì in allegato al giornale un Cd con la registrazione della conversazione. E fra chi l’ha ascoltata, a parecchi è parso proprio di sentir parlare di sbancare e non di sbiancare. Ma Il Foglio è di tiratura modesta e milioni d’italiani son rimasti col dubbio.
Comunque, si sa, il tempo cancella tutto e noi, del dilemma, ci siamo dimenticati. Tuttavia, la storia si ripete. La questione verte sui rimborsi elettorali che, è noto, sono fondi pubblici destinati ai partiti. Secondo l’indagine della Procura di Roma, Antonio Di Pietro, oltre al partito "Movimento Italia dei valori", ha costituito l'"Associazione Italia dei valori", composta da lui stesso, dalla moglie Susanna Mazzoleni e dall'onorevole Silvana Mura. Quindi, a richiedere, incassare e gestire i rimborsi del “Movimento politico” (e sostituendosi a esso) sarebbe stato in via di fatto l'"Associazione" di famiglia, attraverso la deputata-rappresentante legale Silvana Mura. Il “tesoriere” dell'associazione di famiglia, sempre per statuto, richiede i rimborsi elettorali e “li introita (…) per conto dell'Associazione” e cura la tenuta dei registri contabili “dell'Associazione e del Partito”. Un rompicapo, fino a quando costretto dalle inchieste giornalistiche Di Pietro non ha portato dal notaio Movimento e Associazione e li ha formalmente unificati. Ma questo vale per il futuro, e se è stato atto notarile questo è il riconoscimento delle ragioni di chi denunciava le anomalie. E se queste sono veramente state nel passato non sono certo sanate dall’atto notarile.
Se siamo stati sbancati da Di Pietro lo sapremo poi, ma venuti a conoscenza di com’è funzionato il meccanismo, siamo già “sbiancati”.
Luca Procaccini
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martedì 22 giugno 2010
giovedì 3 giugno 2010
Di Pietro tra i favoriti di Anemone e Balducci. Nessun caso, è solo una casa
Dopo l’equo canone in Piazza della Scala a Milano, ora l’appartamento in affitto a prezzo irrisorio a Roma.
Non è un caso politico, è solo una delle case di Di Pietro.
Se confermato, una certezza. Quella di Di Pietro è Italia dei Valori, immobiliari.
Luca Procaccini
Non è un caso politico, è solo una delle case di Di Pietro.
Se confermato, una certezza. Quella di Di Pietro è Italia dei Valori, immobiliari.
Luca Procaccini
domenica 9 maggio 2010
Di Pietro e la sostituzione dell’assessore perché madre. È una manovra elettorale dell’IDV
L’Italia dei Valori sostituisce l’assessore al comune di Bologna donna con un uomo, e la motivazione è che in quanto madre l’uscente non avrebbe potuto sostenere l’impegno.
Era prevedibile. L’Italia dei valori è Di Pietro, e Di Pietro è l’incarnazione dell’omino italico. Quello che gli piace avere una Mercedes in comodato d’uso gratuito, 100 milioni di lire in prestito senza interessi, e senza termine stabilito per la restituzione, e un appartamento in fitto a equo canone in piazza della Scala a Milano.
Nulla di penalmente rilevante, favorucci ricevuti dall’uomo di potere che solo il tipico omino italico sa apprezzare. Lo stesso che ha le idee chiare sulle donne: devono badare alla casa, crescere i figli e portare le corna. Mica possono fare l’assessore.
Quindi nessuno scandalo con la mossa di Bologna, l’Italia dei Valori cura il suo elettorato.
Luca Procaccini
Era prevedibile. L’Italia dei valori è Di Pietro, e Di Pietro è l’incarnazione dell’omino italico. Quello che gli piace avere una Mercedes in comodato d’uso gratuito, 100 milioni di lire in prestito senza interessi, e senza termine stabilito per la restituzione, e un appartamento in fitto a equo canone in piazza della Scala a Milano.
Nulla di penalmente rilevante, favorucci ricevuti dall’uomo di potere che solo il tipico omino italico sa apprezzare. Lo stesso che ha le idee chiare sulle donne: devono badare alla casa, crescere i figli e portare le corna. Mica possono fare l’assessore.
Quindi nessuno scandalo con la mossa di Bologna, l’Italia dei Valori cura il suo elettorato.
Luca Procaccini
sabato 16 gennaio 2010
Foto di Di Pietro con Contrada e Mori, atti di indagine salvano Di Pietro dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa?
Foto di Di Pietro con Moro e Contrada, rispettivamente assolto dall’accusa di favoreggiamento alla mafia e condannato per mafia, ipotesi di connivenza a carico dell’uomo e denuncia di complotto di Tonino. Per la verità, il Codice penale punisce l’associazione a delinquere di stampo mafioso, che consiste nell’associarsi con altri per compiere nel tempo delitti utilizzando gli strumenti tipici della mafia. Quindi, per essere indagati si dovrebbe essere accusati, e dovrebbe offrirsene la prova, di essere in accordo con altri per compiere reati utilizzando il metodo mafioso. Se manca l’accordo in tal senso, in caso di commissione di un reato può esserci la punizione per questo ma non anche la pena per aver fatto parte del sodalizio criminoso.
Questo è, ma anche se non alberga nel Codice penale, nelle aule di giustizia è stato coniato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Costruzione giuridica per motivare la condanna per il reato codificato anche nei confronti di chi non è accusato di aver partecipato al sodalizio criminoso per commettere reati nel tempo con lo strumento tipico del mafioso. Quindi, quando non c’è la prova per il reato così come normato dal codice, c’è l’ipotesi di condanna per aver concorso dall’esterno all’associazione. Praticamente, è costruzione per affibbiare la pena per il grave reato anche a chi non è stato provato d’aver fatto parte del sodalizio criminoso, ma semplicemente perché in qualche modo può dimostrarsi d’averci avuto a che fare.
E allora anche la foto con appartenenti al sodalizio criminoso può essere una prova di connivenza, ma Di Pietro spiega le riproduzioni fotografiche ricordando d’essere stato Pubblico ministero che s’è servito della Polizia giudiziaria per le sue indagini e, quindi, d’aver potuto servirsi dei due perché erano appartenenti, poi in sospetto di mafia, ai corpi delle Forze dell’ordine.
Vero, com’è vero che Andreotti s’è sparato dieci anni di processo come imputato di concorso esterno in associazione mafiosa perché s’è detto che frequentava appartenenti alle cosche con tanto di baci a suggellare gli accordi. Ma Giulio non ha potuto motivare le sue frequentazioni siciliane semplicemente perché come uomo delle istituzioni inevitabilmente aveva a che fare con la varia umanità e, grazie all’aver conservato metodicamente agende e appunti di decenni prima, provò che mai ci furono appuntamenti e baci nei luoghi e nelle date indicate dai pentiti. E fu assoluzione giusta e sacrosanta.
Ma Di Pietro è più fortunato di Andreotti perché questo ha avuto dalla sua agende private mentre per Tonino ci sono gli atti con i quali avrebbe delegato indagini a Mori e Contrada. Atti pubblici che non possono essere andati smarriti.
Se del caso, per Tonino un gioco da ragazzi difendersi dall’infamante accusa.
Luca Procaccini
Questo è, ma anche se non alberga nel Codice penale, nelle aule di giustizia è stato coniato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Costruzione giuridica per motivare la condanna per il reato codificato anche nei confronti di chi non è accusato di aver partecipato al sodalizio criminoso per commettere reati nel tempo con lo strumento tipico del mafioso. Quindi, quando non c’è la prova per il reato così come normato dal codice, c’è l’ipotesi di condanna per aver concorso dall’esterno all’associazione. Praticamente, è costruzione per affibbiare la pena per il grave reato anche a chi non è stato provato d’aver fatto parte del sodalizio criminoso, ma semplicemente perché in qualche modo può dimostrarsi d’averci avuto a che fare.
E allora anche la foto con appartenenti al sodalizio criminoso può essere una prova di connivenza, ma Di Pietro spiega le riproduzioni fotografiche ricordando d’essere stato Pubblico ministero che s’è servito della Polizia giudiziaria per le sue indagini e, quindi, d’aver potuto servirsi dei due perché erano appartenenti, poi in sospetto di mafia, ai corpi delle Forze dell’ordine.
Vero, com’è vero che Andreotti s’è sparato dieci anni di processo come imputato di concorso esterno in associazione mafiosa perché s’è detto che frequentava appartenenti alle cosche con tanto di baci a suggellare gli accordi. Ma Giulio non ha potuto motivare le sue frequentazioni siciliane semplicemente perché come uomo delle istituzioni inevitabilmente aveva a che fare con la varia umanità e, grazie all’aver conservato metodicamente agende e appunti di decenni prima, provò che mai ci furono appuntamenti e baci nei luoghi e nelle date indicate dai pentiti. E fu assoluzione giusta e sacrosanta.
Ma Di Pietro è più fortunato di Andreotti perché questo ha avuto dalla sua agende private mentre per Tonino ci sono gli atti con i quali avrebbe delegato indagini a Mori e Contrada. Atti pubblici che non possono essere andati smarriti.
Se del caso, per Tonino un gioco da ragazzi difendersi dall’infamante accusa.
Luca Procaccini
sabato 9 gennaio 2010
Di Pietro indagato dalla Procura della Repubblica di Milano: spazzatura da cestinare?
Pende un ricorso rivolto al tribunale civile di Milano per chiedere la nomina di un liquidatore dell’«associazione Italia dei Valori» in quanto soggetto giuridico non legittimato a percepire i milioni di euro di fondi elettorali destinati ai «partiti», e non certo alle «associazioni di famiglia» come sembrerebbe essere quella di Di Pietro. La questione verte sui rimborsi elettorali che, è noto, sono fondi pubblici destinati ai partiti.
Secondo Veltri, ex socio del Tonino nazionale, Antonio Di Pietro, oltre al partito "Movimento Italia dei valori", ha costituito l'"Associazione Italia dei valori", composta da lui stesso, dalla moglie Susanna Mazzoleni e dall'onorevole Silvana Mura. Stando a quanto rappresentato da Veltri al tribunale civile di Milano, in occasione del processo intentato per ottener giustizia sul riparto dei rimborsi elettorali, a richiedere, incassare e gestire i rimborsi del “Movimento politico” (e sostituendosi a esso) sarebbe in via di fatto l'"Associazione" di famiglia, attraverso la deputata-rappresentante legale Silvana Mura. Il “tesoriere” dell'associazione di famiglia, sempre per statuto, richiede i rimborsi elettorali e “li introita (…) per conto dell'Associazione” e cura la tenuta dei registri contabili “dell'Associazione e del Partito”. Sicuramente un rompicapo.
Come andrà a finire la causa civile lo sapremo poi, ma il fatto che il presidente del tribunale di Milano, Livia Pomodoro, trasmetta d’ufficio il fascicolo alla Procura della Repubblica, competente per le indagini penali per accertare eventuali commissioni di reati, sarebbe la notizia del giorno.
Invece la notizia è che il magistrato presidente di tribunale, già presidente del tribunale dei minori e docente presso l’università Cattolica, probabilmente dice pirlate, o così almeno intende la Procura che ha ricevuto il plico. Infatti, la Procura della Repubblica può registrare le notizie di reato a “modello 45” o a “modello 21”. Modelli di registrazione rispettivamente per le notizie di reato apparentemente prive di fondamento, e per le notizie di reato che invece non appaiono prive di fondamento.
La pirlata però non è di poco conto perché, pur esistendo già denuncia di Veltri per i medesimi fatti iscritta a “modello 45”, nel ricevere notizia di reato, per quanto inverosimile che l’abbia sparata grossa proprio quel magistrato, l’iscrizione di reato a oggi resta a “modello 45” e non necessita neanche di essere archiviata, e quindi controllata dal giudice delle indagini preliminari. Il pubblico ministero potrà semplicemente cestinarla. Finirà così?
Luca Procaccini
Secondo Veltri, ex socio del Tonino nazionale, Antonio Di Pietro, oltre al partito "Movimento Italia dei valori", ha costituito l'"Associazione Italia dei valori", composta da lui stesso, dalla moglie Susanna Mazzoleni e dall'onorevole Silvana Mura. Stando a quanto rappresentato da Veltri al tribunale civile di Milano, in occasione del processo intentato per ottener giustizia sul riparto dei rimborsi elettorali, a richiedere, incassare e gestire i rimborsi del “Movimento politico” (e sostituendosi a esso) sarebbe in via di fatto l'"Associazione" di famiglia, attraverso la deputata-rappresentante legale Silvana Mura. Il “tesoriere” dell'associazione di famiglia, sempre per statuto, richiede i rimborsi elettorali e “li introita (…) per conto dell'Associazione” e cura la tenuta dei registri contabili “dell'Associazione e del Partito”. Sicuramente un rompicapo.
Come andrà a finire la causa civile lo sapremo poi, ma il fatto che il presidente del tribunale di Milano, Livia Pomodoro, trasmetta d’ufficio il fascicolo alla Procura della Repubblica, competente per le indagini penali per accertare eventuali commissioni di reati, sarebbe la notizia del giorno.
Invece la notizia è che il magistrato presidente di tribunale, già presidente del tribunale dei minori e docente presso l’università Cattolica, probabilmente dice pirlate, o così almeno intende la Procura che ha ricevuto il plico. Infatti, la Procura della Repubblica può registrare le notizie di reato a “modello 45” o a “modello 21”. Modelli di registrazione rispettivamente per le notizie di reato apparentemente prive di fondamento, e per le notizie di reato che invece non appaiono prive di fondamento.
La pirlata però non è di poco conto perché, pur esistendo già denuncia di Veltri per i medesimi fatti iscritta a “modello 45”, nel ricevere notizia di reato, per quanto inverosimile che l’abbia sparata grossa proprio quel magistrato, l’iscrizione di reato a oggi resta a “modello 45” e non necessita neanche di essere archiviata, e quindi controllata dal giudice delle indagini preliminari. Il pubblico ministero potrà semplicemente cestinarla. Finirà così?
Luca Procaccini
mercoledì 30 dicembre 2009
Strada a Craxi e numero a Di Pietro
In prestito senza interessi e senza garanzie cento milioni di lire; in comodato d’uso gratuito, a tempo indeterminato, una Mercedes; in locazione, a prezzo da equo canone, un immobile in Piazza della Scala a Milano; in dubbio se ha sbancato o sbiancato; in causa con Occhetto, Veltri e Chiesa per i rimborsi elettorali e in corso una verifica della Corte dei conti per i medesimi fatti.
Nulla di penalmente rilevante è emerso, direbbe Di Pietro, ma ne esce comunque la figura dell’uomo mediocre tipicamente italico.
Presidente del Consiglio, Ministro e Deputato; da molti apprezzato e da altrettanti inviso; traghettatore del Partito Socialista dalla anacronistica subalternità al Partito Comunista alla centralità del moderno sistema Stato; finanziamento illecito ai partiti, corruzione e discorso nell’emiciclo dove sfidava tutti alla realtà dei fatti senza ipocrisie e sterili distinguo; per alcuni latitante per altri esiliato. Fatti penalmente rilevanti sono stati accertati, direbbe Di Pietro, ma a distanza di lustri dal furore del momento ne esce comunque la figura dello statista mai dimenticato.
E allora magari niente via intitolata a Craxi, ma sicuramente via il nome di Di Pietro dal citofono. Meglio metterci un numero. Più dignitoso.
Luca Procaccini
Presidente del Consiglio, Ministro e Deputato; da molti apprezzato e da altrettanti inviso; traghettatore del Partito Socialista dalla anacronistica subalternità al Partito Comunista alla centralità del moderno sistema Stato; finanziamento illecito ai partiti, corruzione e discorso nell’emiciclo dove sfidava tutti alla realtà dei fatti senza ipocrisie e sterili distinguo; per alcuni latitante per altri esiliato. Fatti penalmente rilevanti sono stati accertati, direbbe Di Pietro, ma a distanza di lustri dal furore del momento ne esce comunque la figura dello statista mai dimenticato.
E allora magari niente via intitolata a Craxi, ma sicuramente via il nome di Di Pietro dal citofono. Meglio metterci un numero. Più dignitoso.
Luca Procaccini
lunedì 26 ottobre 2009
Primarie PD: il vincitore è Di Pietro
Franceschini, Bersani e Marino. Ossia,: antiberlusconismo viscerale, ritorno alle coalizioni con l’ala sinistra e inconsistente tentativo di vendersi per nuovo rispetto agli altri candidati. Questo, in sostanza, il programma dei tre. Nessuno dice che Di Pietro non è mai stato un alleato del PD, ma il suo carnefice. Quindi, nessuno dice che l’abbraccio mortale va sciolto.
Eppure, ogni debito è saldato. È vero: Di Pietro magistrato ha risparmiato il PCI dalle inchieste di Mani pulite, ma è stato prontamente ripagato. Prima con il collegio sicuro al Mugello, che gli rese il posto di parlamentare nella zona più comunista d’Italia. Poi, con il ministero alle Infrastrutture del primo Governo Prodi e, quando fondò il partitello di famiglia, con il Prodi 2 riebbe il ministero. Era reso il favore, secondo i molti, ma quando Walter gli concesse l’alleanza al PD per le politiche del 2008, sempre secondo i molti, questa cambiale non era da pagare. Infine, un anno e mezzo dopo l’abbraccio mortale che è costato consensi e credibilità al PD, nessuno dei candidati alla segreteria dice che deve andare a cagare.
Di Pietro, l’unico vincitore nel Partito Democratico, ma anche dell’Unione, dell’Ulivo e del centrosinistra in generale.
Luca Procaccini
Eppure, ogni debito è saldato. È vero: Di Pietro magistrato ha risparmiato il PCI dalle inchieste di Mani pulite, ma è stato prontamente ripagato. Prima con il collegio sicuro al Mugello, che gli rese il posto di parlamentare nella zona più comunista d’Italia. Poi, con il ministero alle Infrastrutture del primo Governo Prodi e, quando fondò il partitello di famiglia, con il Prodi 2 riebbe il ministero. Era reso il favore, secondo i molti, ma quando Walter gli concesse l’alleanza al PD per le politiche del 2008, sempre secondo i molti, questa cambiale non era da pagare. Infine, un anno e mezzo dopo l’abbraccio mortale che è costato consensi e credibilità al PD, nessuno dei candidati alla segreteria dice che deve andare a cagare.
Di Pietro, l’unico vincitore nel Partito Democratico, ma anche dell’Unione, dell’Ulivo e del centrosinistra in generale.
Luca Procaccini
giovedì 10 settembre 2009
Procedimento della Corte dei Conti all’IdV. Chiarito tutto
La notizia è arrivata ai giornali e subito s’è corso ai ripari. Da quelle parti, non c’è dubbio, la trasparenza è uno stile di vita e la legalità un precetto di fede. Quindi, bando alle ciance e diritti al cuore del problema. Occhetto, Veltri e Chiesa accusano l’Italia dei Valori per l’uso improprio dei rimborsi elettorali? Che c’azzecca, carta canta, la democrazia è in pericolo, Berlusconi è un dittatore e l’IdV è l’unica opposizione.
Il Giornale rilancia l’informazione e pone domande a Di Pietro? Che c’azzecca, carta canta, la democrazia è in pericolo, Berlusconi è un dittatore e l’IdV è l’unica opposizione.
La Corte dei Conti avvia un procedimento per i medesimi fatti? Che c’azzecca, carta canta, la democrazia è in pericolo, Berlusconi è un dittatore e l’IdV è l’unica opposizione.
Tutto chiarito.
Luca Procaccini
Il Giornale rilancia l’informazione e pone domande a Di Pietro? Che c’azzecca, carta canta, la democrazia è in pericolo, Berlusconi è un dittatore e l’IdV è l’unica opposizione.
La Corte dei Conti avvia un procedimento per i medesimi fatti? Che c’azzecca, carta canta, la democrazia è in pericolo, Berlusconi è un dittatore e l’IdV è l’unica opposizione.
Tutto chiarito.
Luca Procaccini
mercoledì 22 luglio 2009
Di Pietro e l’Italia dei Calori
Pagine acquistate sui giornali esteri per attaccare Berlusconi e lettere aperte al Colle per inquisirne l’inquilino. Che c’azzecca e carta canta. L’estate avanza e il caldo pompa. Colpa del sistema o colpo di sole. Italia dei Valori o Italia dei Calori?
Luca Procaccini
Luca Procaccini
mercoledì 17 giugno 2009
Di Pietro offre la prova del bavaglio all’informazione
A Napoli è in corso il processo «Global service», con rito abbreviato, nel bunker di Poggioreale. È il procedimento ove è stato posto sotto indagini il virgulto di casa Di Pietro, Cristiano. Ci sono state le richieste del PM: per l'immobiliarista Alfredo Romeo, considerato il «grande regista» della corruzione, la richiesta è di 10 anni di carcere. Sette anni alla sua segretaria Paola Grittani, sei anni agli ex assessori comunali Enrico Cardillo, Giuseppe Gambale e Ferdinando Di Mezza, tutti del PD. Cinque anni e otto mesi all'ex assessore all'Edilizia, Felice Laudadio. Per l'ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise, Mario Mautone, tre anni di carcere. Per Antonio Pugliese, ex vicepresidente della Provincia di Napoli, 6 anni e 8 otto mesi; per Biagio Vallefuoco - un geometra della Provincia - un anno e quattro mesi; per Luigi Piscitelli - dirigente comunale - due anni e otto mesi; per Vincenzo Salzano - funzionario comunale - due anni e otto mesi; per Guido Russo - docente della Federico II, considerato «funzionario occulto della Romeo» - 6 anni e otto mesi.
Di Di Pietro Jr neanche l’ombra, neppure se smanetti su Internet per capire che fine abbia mai potuto fare. E allora, per esclusione. Se è stato rito abbreviato, vuol dire che gl’imputati l’avranno richiesto. Evidentemente l’indagato Di Pietro non ha voluto il rito speciale e, grosso modo, non gli resta che la condizione d’indagato in fase d’indagine, d’indagato per cui è chiesto processo, o quella fortunata d’archiviato.
Nessuna testata giornalistica chiarisce. Eppure, in altri procedimenti, quando è stato possibile sbattere il mostro in prima pagina lo si è fatto. Anche per molto meno, figurarsi per l’essere coindagato in procedimento penale con richieste di condanna per ex assessori, ex presidenti di consiglio, ex provveditori alle opere pubbliche, professori universitari e imprenditori.
E allora, proveranno a dimostrare che agli italiani deve interessare se Berlusconi è andato alla festa di Noemi, ma non deve importare nulla delle sorti processuali del rampollo di casa Di Pietro. Per quanti sforzi facciano, l’impressione è che il bavaglio all’informazione già ci sia.
Luca Procaccini
Di Di Pietro Jr neanche l’ombra, neppure se smanetti su Internet per capire che fine abbia mai potuto fare. E allora, per esclusione. Se è stato rito abbreviato, vuol dire che gl’imputati l’avranno richiesto. Evidentemente l’indagato Di Pietro non ha voluto il rito speciale e, grosso modo, non gli resta che la condizione d’indagato in fase d’indagine, d’indagato per cui è chiesto processo, o quella fortunata d’archiviato.
Nessuna testata giornalistica chiarisce. Eppure, in altri procedimenti, quando è stato possibile sbattere il mostro in prima pagina lo si è fatto. Anche per molto meno, figurarsi per l’essere coindagato in procedimento penale con richieste di condanna per ex assessori, ex presidenti di consiglio, ex provveditori alle opere pubbliche, professori universitari e imprenditori.
E allora, proveranno a dimostrare che agli italiani deve interessare se Berlusconi è andato alla festa di Noemi, ma non deve importare nulla delle sorti processuali del rampollo di casa Di Pietro. Per quanti sforzi facciano, l’impressione è che il bavaglio all’informazione già ci sia.
Luca Procaccini
venerdì 12 giugno 2009
Ad Annozero: Travaglio, De Magistris e Di Pietro. I derelitti delle pene
Ad Annozero, Travaglio turlupinava il telespettatore esibendo il suo certificato del casellario giudiziario dimostrante l’asserita sua verginità, con tanto di marca da bollo in bell’evidenza. Fa nulla che Travaglio è stato condannato a otto mesi di reclusione per diffamazione a Cesare Previti, che s’è visto concedere l’indulto avverso la cui legge dichiarò di voler organizzare una manifestazione per la legalità, e che interpose Appello avverso la sentenza nonostante propugnasse la riforma del processo penale affinché si " abolisse il grado di appello [...] salvo l'emergere di nuove prove, e si introducesse un filtro severo ai ricorsi in Cassazione…”.
Poco importa che, essendo i fatti per cui è stata condanna dell’anno di grazia 2000, con i tempi della giustizia nel grado d’Appello (e magari, se necessario, con l’ausilio del ricorso in Cassazione) ci sta pure che ottenga la prescrizione del reato. Per conservare la verginità, appunto. Ed è stato buffo vedere che quando il viceministro Castelli gli ricordava d’esser stato condannato per diffamazione in sede civile il travagliato tentava di precisare che era soccombente e non condannato, generando evidente ilarità per il tentativo di smarcarsi col sottile distinguo, e facendo finta di dimenticare che alla dichiarazione di soccombenza, seguiva la condanna al pagamento del danno.
Tutto questo, condito con De Magistris intento a fare il bullo di quartiere, con la sua cadenza partenopea e il fallito tentativo d’apparir di spirito a ipotizzare voli di Stato con Licio Gelli e le veline in viaggio per villa Certosa, a rappresentar la parte dei cultori dello Stato di diritto.
È l’Italia dei Valori, al massimo bollati. Nell’Italia di Cesare Beccaria che scrisse “Dei delitti e delle pene”, l’opera che diede inizio alla modernizzazione del diritto, ci sono anche Di Pietro, Travaglio e De Magistris. Gli autori di altra opera. Tragica. I derelitti delle pene.
Luca Procaccini
Poco importa che, essendo i fatti per cui è stata condanna dell’anno di grazia 2000, con i tempi della giustizia nel grado d’Appello (e magari, se necessario, con l’ausilio del ricorso in Cassazione) ci sta pure che ottenga la prescrizione del reato. Per conservare la verginità, appunto. Ed è stato buffo vedere che quando il viceministro Castelli gli ricordava d’esser stato condannato per diffamazione in sede civile il travagliato tentava di precisare che era soccombente e non condannato, generando evidente ilarità per il tentativo di smarcarsi col sottile distinguo, e facendo finta di dimenticare che alla dichiarazione di soccombenza, seguiva la condanna al pagamento del danno.
Tutto questo, condito con De Magistris intento a fare il bullo di quartiere, con la sua cadenza partenopea e il fallito tentativo d’apparir di spirito a ipotizzare voli di Stato con Licio Gelli e le veline in viaggio per villa Certosa, a rappresentar la parte dei cultori dello Stato di diritto.
È l’Italia dei Valori, al massimo bollati. Nell’Italia di Cesare Beccaria che scrisse “Dei delitti e delle pene”, l’opera che diede inizio alla modernizzazione del diritto, ci sono anche Di Pietro, Travaglio e De Magistris. Gli autori di altra opera. Tragica. I derelitti delle pene.
Luca Procaccini
venerdì 10 aprile 2009
IDV, PD: Io Divoro Voi, Poveri Disgraziati
Quando il PD nacque, disse ai quattro venti d’essere partito a vocazione maggioritaria e che non avrebbe fatto patti elettorali con nessuno. Invece l’accordo lo fece con l’Italia dei Valori a patto che si sarebbe fatto unico gruppo in Parlamento.
Di Pietro salì in carrozza e, raggiunto l’obiettivo, rinnegò l’accordo e si fece il suo bel gruppo.
Nel corso del primo anno di vita parlamentare del PD moderato a vocazione maggioritario, e in assenza dell’ala sinistra del Parlamento, Di Pietro s’è imposto sulla scena per i toni da opposizione cari a Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani. E il bel giocò funzionò tanto da spingere prima Veltroni, e poi Franceschini, a inseguirlo sull’antiberlusconismo facendo del PD, per quanto riguarda i contenuti, una replica dell’Ulivo.
Poi venne il tempo delle elezioni regionali in Abruzzo e Di Pietro impose al PD il suo candidato. L’elezione fu vinta dal PdL, ma l’Italia dei Valori raggiunse consensi mai sperati, a discapito del PD che ancora se ne lecca le ferite.
Ora è tempo di elezioni europee e Franceschini dice che Berlusconi non si deve candidare perché mai potrebbe assumere l’incarico di euro deputato, mentre Berlusconi dice che si candida e che anche l’opposizione dovrebbe candidare un leader se l’avesse. Ed ecco Di Pietro che annuncia la sua candidatura al Parlamento europeo, con Franceschini fermo al palo.
Infine, per le amministrative con le alleanze da farsi per le elezioni di sindaci e presidenti di province, ecco puntuale Di Pietro che dichiara che non sarà in ogni dove alleanza col PD. Motivazione ufficiale: non ci sono state primarie, in generale, e in alcuni casi particolari non si sono condivise le politiche amministrative locali. Motivazione reale: se l’IdV è forte,
o se può arrivare al ballottaggio meglio del PD, che sia questo ad appoggiare il candidato di Di Pietro. E se Franceschini sottolinea che le percentuali di consenso del PD sono più alte di quelle dell’IdV, e quindi spetta al suo partito avere più candidati sindaci e presidenti di province, Di Pietro risponde: mollato l’alleato.
Sandro Sisler
Di Pietro salì in carrozza e, raggiunto l’obiettivo, rinnegò l’accordo e si fece il suo bel gruppo.
Nel corso del primo anno di vita parlamentare del PD moderato a vocazione maggioritario, e in assenza dell’ala sinistra del Parlamento, Di Pietro s’è imposto sulla scena per i toni da opposizione cari a Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani. E il bel giocò funzionò tanto da spingere prima Veltroni, e poi Franceschini, a inseguirlo sull’antiberlusconismo facendo del PD, per quanto riguarda i contenuti, una replica dell’Ulivo.
Poi venne il tempo delle elezioni regionali in Abruzzo e Di Pietro impose al PD il suo candidato. L’elezione fu vinta dal PdL, ma l’Italia dei Valori raggiunse consensi mai sperati, a discapito del PD che ancora se ne lecca le ferite.
Ora è tempo di elezioni europee e Franceschini dice che Berlusconi non si deve candidare perché mai potrebbe assumere l’incarico di euro deputato, mentre Berlusconi dice che si candida e che anche l’opposizione dovrebbe candidare un leader se l’avesse. Ed ecco Di Pietro che annuncia la sua candidatura al Parlamento europeo, con Franceschini fermo al palo.
Infine, per le amministrative con le alleanze da farsi per le elezioni di sindaci e presidenti di province, ecco puntuale Di Pietro che dichiara che non sarà in ogni dove alleanza col PD. Motivazione ufficiale: non ci sono state primarie, in generale, e in alcuni casi particolari non si sono condivise le politiche amministrative locali. Motivazione reale: se l’IdV è forte,
o se può arrivare al ballottaggio meglio del PD, che sia questo ad appoggiare il candidato di Di Pietro. E se Franceschini sottolinea che le percentuali di consenso del PD sono più alte di quelle dell’IdV, e quindi spetta al suo partito avere più candidati sindaci e presidenti di province, Di Pietro risponde: mollato l’alleato.
Sandro Sisler
mercoledì 1 aprile 2009
Di Pietro alle Europee. Sangue e panico
Alle Europee c’è lo sbarramento al 4% e tutti i partiti minori si devono preoccupare di raccogliere voti. Così, Rifondazione Comunista fa pace con i Comunisti Italiani e, dopo la scissione perché Diliberto e i suoi volevano partecipare ai fasti del primo governo Prodi, ripagati poi dal secondo Prodi che portava in carrozza i rifondaroli ma lasciava al palo i comunistoidi italiani, nuovamente tutti insieme.
Casini, chiuso a destra, parla come uno di sinistra. Nelle migliori tradizioni democristiane. Ma il campione è Di Pietro. Se serve, fa scorrere anche il sangue. Così candida il filosofo e la hostess "pasionaria", il sindacalista e l’ex senatore DS, il portavoce del movimento umanista e l’avvocato: Gianni Vattimo, Maruska Piredda, Maurizio Zipponi, Pino Arlacchi, Giorgio Schultze e Giovanni Pesce. Sono i nuovi candidati alle elezioni europee con l’Italia dei Valori che Antonio Di Pietro presenta così: "Il nostro programma è scritto con il sangue di queste persone...".
Mormorio tra gli astanti col programma in mano: “Che schifo! Saranno mica infetti?”.
Luca Procaccini
Casini, chiuso a destra, parla come uno di sinistra. Nelle migliori tradizioni democristiane. Ma il campione è Di Pietro. Se serve, fa scorrere anche il sangue. Così candida il filosofo e la hostess "pasionaria", il sindacalista e l’ex senatore DS, il portavoce del movimento umanista e l’avvocato: Gianni Vattimo, Maruska Piredda, Maurizio Zipponi, Pino Arlacchi, Giorgio Schultze e Giovanni Pesce. Sono i nuovi candidati alle elezioni europee con l’Italia dei Valori che Antonio Di Pietro presenta così: "Il nostro programma è scritto con il sangue di queste persone...".
Mormorio tra gli astanti col programma in mano: “Che schifo! Saranno mica infetti?”.
Luca Procaccini
martedì 31 marzo 2009
Arrestato Chiesa per cleptomania
Chiesa diede la stura alla stagione di Mani pulite con l’obolo da sette milioni di lire chiesto all’impresa di pulizia del Pio Albergo Trivulzio.
All’epoca Craxi pensò potesse liquidarsi la faccenda apostrofandolo come mariuolo. Sbagliò.
Infatti, questa è cleptomania.
Luca Procaccini
All’epoca Craxi pensò potesse liquidarsi la faccenda apostrofandolo come mariuolo. Sbagliò.
Infatti, questa è cleptomania.
Luca Procaccini
sabato 21 marzo 2009
Dopo Di Pietro e De Magistris, all’Italia dei Valori anche Woodcock?
Di Pietro ha cominciato con Mani pulite. Meccanismo elementare che ha funzionato in maniera eccezionale. Sei indiziato, quindi indagato e così prelevato, incarcerato e poi interrogato e, solo se hai confessato, il rientro a casa ti sei guadagnato. Tutti dentro e Di Pietro fuori, dalla magistratura alla politica.
Poi arriva De Magistris, prova la replica ma fallisce. Non in carcere un politico ma egli stesso indagato. E due Procure, quelle di Salerno e Catanzaro, che si inquisiscono, perquisiscono e sequestrano documenti tra di loro. Tutti fuori e De Magistris candidato, dalla magistratura alla politica anche lui.
Infine Woodcock che ce la mette tutta. Pochi risultati ma un fiore all’occhiello. Quello che sarebbe potuto essere il Savoia Re d’Italia, in carcere. Fa nulla se poi scagionato. È perfetto stile dipietrista. Quindi, in politica anche lui?
Sandro Sisler
Poi arriva De Magistris, prova la replica ma fallisce. Non in carcere un politico ma egli stesso indagato. E due Procure, quelle di Salerno e Catanzaro, che si inquisiscono, perquisiscono e sequestrano documenti tra di loro. Tutti fuori e De Magistris candidato, dalla magistratura alla politica anche lui.
Infine Woodcock che ce la mette tutta. Pochi risultati ma un fiore all’occhiello. Quello che sarebbe potuto essere il Savoia Re d’Italia, in carcere. Fa nulla se poi scagionato. È perfetto stile dipietrista. Quindi, in politica anche lui?
Sandro Sisler
mercoledì 18 marzo 2009
Di Pietro, De Magistris e il vizietto all’italiana
Di Pietro ha costruito la sua fortuna sul trascorso di magistrato cha ha dato l’avvio alla stagione di Mani pulite. L’avvio, appunto. Tutti ce lo ricordiamo quando, all’iniziare del primo processo di Mani pulite (quello contro Cusani) si tolse platealmente la toga e, con tanto di ascella pezzata in mondovisione, si dimise dalla magistratura e si dedicò ad altro. La politica, appunto.
Insomma, la fece da padrone nella fase procedimentale dove tintinnavano le manette e gli indagati, magari messi agli arresti, erano in una condizione di soggezione psicologica e, se trattenuti nelle patrie galere, fisica tale da non consentire efficace azione di contrasto all’azione del Pubblico ministero.
Poi, quando s’è trattato di sviluppare i processi di Mani pulite in contraddittorio innanzi al Tribunale, soggetto terzo tra accusa e difesa, il teatrale addio alla toga. Insomma, finita l’era in cui si facevan vedere le manette, e quindi occorreva mostrare le palle, addio.
Ma allora di inchieste buone ne furon fatte e seppur Di Pietro si dileguò, altri per lui portarono avanti il lavoro.
Oggi, invece, la storia si ripete in parte. Il gagliardo De Magistrs mette in pista un’indagine che fa acqua da tutte le parti e, come il Di Pietro di una dozzina di anni addietro, molla la toga ed entra in politica. Con Di Pietro, appunto.
Insomma, all’osservatore non sfugge il vizietto italico di tentare la fortuna politica sull’azione, non sempre magistrale, del magistrato.
Il percorso è tracciato. Da spregiudicato inquirente a smanioso politicante dell’Italia dei Valori. O dei calori?
Luca Procaccini
Insomma, la fece da padrone nella fase procedimentale dove tintinnavano le manette e gli indagati, magari messi agli arresti, erano in una condizione di soggezione psicologica e, se trattenuti nelle patrie galere, fisica tale da non consentire efficace azione di contrasto all’azione del Pubblico ministero.
Poi, quando s’è trattato di sviluppare i processi di Mani pulite in contraddittorio innanzi al Tribunale, soggetto terzo tra accusa e difesa, il teatrale addio alla toga. Insomma, finita l’era in cui si facevan vedere le manette, e quindi occorreva mostrare le palle, addio.
Ma allora di inchieste buone ne furon fatte e seppur Di Pietro si dileguò, altri per lui portarono avanti il lavoro.
Oggi, invece, la storia si ripete in parte. Il gagliardo De Magistrs mette in pista un’indagine che fa acqua da tutte le parti e, come il Di Pietro di una dozzina di anni addietro, molla la toga ed entra in politica. Con Di Pietro, appunto.
Insomma, all’osservatore non sfugge il vizietto italico di tentare la fortuna politica sull’azione, non sempre magistrale, del magistrato.
Il percorso è tracciato. Da spregiudicato inquirente a smanioso politicante dell’Italia dei Valori. O dei calori?
Luca Procaccini
giovedì 5 marzo 2009
Di Pietro, la punizione che non t’aspetti
Il magistrato Di Pietro ha abusato dello strumento della custodia cautelare. Tutti l’hanno detto, ma nessuno del Consiglio Superiore della Magistratura l’ha sanzionato.
L’indagato Di Pietro ha avuto condotte censurabili. Tutti l’hanno detto, ma nessun magistrato l’ha portato a processo.
Il politico Di Pietro, fatte le elezioni, ha immediatamente tradito l’accordo elettorale siglato con il PD. Tutti l’hanno detto, ma nessun Veltroniano l’ha additato a pubblico ludibrio per non aver fatto fede agli impegni.
Il Presidente di Partito Di Pietro adopera strumenti da leguleio per utilizzare una struttura diversa dal Partito al fine di raccogliere i rimborsi elettorali. Tutti i compagni d’avventura elettorale l’hanno detto, ma nessuno gliel’ha proibito.
L’Avvocato Di Pietro adotta una condotta censurabile nella veste di difensore perché anche grazie al suo operato un ex assistito viene condannato. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati lo sospende.
Un organo che vale come il due di picche a briscola, nel confronto con gli altri organi che avrebbero potuto censurare l’uomo, sanziona l’Avvocato Di Pietro e gli sospende la patente perché è stato scorretto nell’esercizio del mandato.
Di Pietro, la punizione che non t’aspetti.
Luca Procaccini
L’indagato Di Pietro ha avuto condotte censurabili. Tutti l’hanno detto, ma nessun magistrato l’ha portato a processo.
Il politico Di Pietro, fatte le elezioni, ha immediatamente tradito l’accordo elettorale siglato con il PD. Tutti l’hanno detto, ma nessun Veltroniano l’ha additato a pubblico ludibrio per non aver fatto fede agli impegni.
Il Presidente di Partito Di Pietro adopera strumenti da leguleio per utilizzare una struttura diversa dal Partito al fine di raccogliere i rimborsi elettorali. Tutti i compagni d’avventura elettorale l’hanno detto, ma nessuno gliel’ha proibito.
L’Avvocato Di Pietro adotta una condotta censurabile nella veste di difensore perché anche grazie al suo operato un ex assistito viene condannato. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati lo sospende.
Un organo che vale come il due di picche a briscola, nel confronto con gli altri organi che avrebbero potuto censurare l’uomo, sanziona l’Avvocato Di Pietro e gli sospende la patente perché è stato scorretto nell’esercizio del mandato.
Di Pietro, la punizione che non t’aspetti.
Luca Procaccini
lunedì 23 febbraio 2009
Gli italiani diffidano dalle imitazioni, ditelo a Franceschini
Berlusconi un problema per la democrazia? Lo diceva l’estrema sinistra ieri e lo dice Di Pietro oggi.
Berlusconi un pericolo per la Costituzione? Lo diceva l’estrema sinistra ieri e lo dice Di Pietro oggi.
Berlusconi un pericolo fascista? Lo diceva l’estrema sinistra ieri e lo dice Di Pietro oggi.
L’Italia è un Paese democratico, e in democrazia l’elettore decide. E se non sceglie Berlusconi, sceglie l’originale e non l’imitazione. E l’originale con questi argomenti oggi è Di Pietro, non il PD. Ditelo a Franceschini.
Sandro Sisler
Berlusconi un pericolo per la Costituzione? Lo diceva l’estrema sinistra ieri e lo dice Di Pietro oggi.
Berlusconi un pericolo fascista? Lo diceva l’estrema sinistra ieri e lo dice Di Pietro oggi.
L’Italia è un Paese democratico, e in democrazia l’elettore decide. E se non sceglie Berlusconi, sceglie l’originale e non l’imitazione. E l’originale con questi argomenti oggi è Di Pietro, non il PD. Ditelo a Franceschini.
Sandro Sisler
giovedì 19 febbraio 2009
Di Pietro: l’uomo nuovo
I lavori in corso per l’evoluzione dell’uomo sinistro sono passati da PCI, PDS, DS, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Rifondazione per la Sinistra, Ulivo, Unione e, infine, PD. Il risultato dell’avvicendarsi di tante sigle è IdV, e l’uomo nuovo coniato dalla sinistra è Tonino.
Alle dimissioni di Veltroni, è seguita da parte dell’uomo nuovo l’assunzione della bandiera di leader dell’unico partito di opposizione con la semplificata spiegazione di ciò che è accaduto all’amico Walter: “Noi siamo l’unica opposizione rimasta nel Paese. Quando uno non decide se essere maschio o femmina, finisce per non essere nessuno”.
L’uomo nuovo della sinistra: un ex poliziotto dai modi bruschi e un poco omofobo.
La sinistra è fuori, dal Parlamento. Il centrosinistra è fuori, e basta.
Luca Procaccini
Alle dimissioni di Veltroni, è seguita da parte dell’uomo nuovo l’assunzione della bandiera di leader dell’unico partito di opposizione con la semplificata spiegazione di ciò che è accaduto all’amico Walter: “Noi siamo l’unica opposizione rimasta nel Paese. Quando uno non decide se essere maschio o femmina, finisce per non essere nessuno”.
L’uomo nuovo della sinistra: un ex poliziotto dai modi bruschi e un poco omofobo.
La sinistra è fuori, dal Parlamento. Il centrosinistra è fuori, e basta.
Luca Procaccini
venerdì 6 febbraio 2009
Di Pietro e il sogno americano

Di Pietro è stato poliziotto, magistrato, professore universitario, avvocato, deputato, ministro, fondatore di un partito, imprenditore agricolo e, da ultimo, storico del nazismo.
Altro che sogno americano, l’Italia è il Paese dove proprio chiunque può fare fortuna.
Se Tonino fosse stato capace di gestire il congiuntivo, gli avremmo fatto fare anche il Papa.
[foto via flickr.com/photos/redvette]
Luca Procaccini
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