Vittorio Emanuele III durante le seconda guerra mondiale, firmato in gran segreto l’armistizio con gli alleati angloamericani, all’indomani della sua pubblicazione dell’8 settembre 1943, fuggì di notte e di nascosto nelle terre di Puglia accompagnato dalla casa reale, il governo in carica e i comandi militari. La dichiarazione recitava, in sintesi, che l’armistizio era firmato ma la guerra continuava nei confronti di chi ci attaccava. Un modo barocco ed indegno per dire agli ignari italiani che i tedeschi li avrebbero massacrati.
Oggi il Presidente della Repubblica dice che quella guerra civile è stata combattuta per la libertà, l’indipendenza e la dignità. Falso che è stata combattuta per la libertà e l’indipendenza. La parte maggiore dei movimenti partigiani combattevano perché l’Italia divenisse Paese comunista ed entrasse nell’orbita dell’allora Unione Sovietica capitanata da Stalin. Quindi, qualcosa di diverso da un Paese libero ed indipendente. Anche se molti di loro non ne avevano piena consapevolezza. La parte maggiore dei combattenti per la Repubblica Sociale Italiana combattevano, è vero, per una questione di dignità perché la dichiarazione d’armistizio appariva loro nient’altro che il vile tradimento dell’alleato germanico. E anche se molti di loro non ne avevano piena consapevolezza, di fatto combattevano per una Repubblica non libera, non indipendente, ed al servizio dell’alleato tedesco capitanato da Hitler. Dunque, la maggior parte dei combattenti tutti si battevano, magari inconsapevolmente, per uno stato non libero e non indipendente.
In quegli anni ed in quel modo cominciò a formarsi la Repubblica d’Italia. Ed è puro culo che alla fine gli americani hanno avuto la meglio e ci troviamo oggi a celebrare l’anniversario dell’8 settembre. Liberi ed indipendenti certamente, ma non degni perché solo fortunati.
Luca Procaccini
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martedì 8 settembre 2009
martedì 24 febbraio 2009
Dopo l’appello di Napolitano, adotta anche tu un Barone a distanza
Napolitano è intervenuto per chiedere una revisione della legge Gelmini lì dove taglia i fondi alle università.
Fa nulla che, nella classifica dell’eccellenza nel mondo universitario globale, l’Italia si piazza al 150° posto con la sola presenza dell’università di Bologna. Tutto il resto è non classificato, fuffa.
Poco importa che, negli ultimi lustri, sono nate Università in cittadine italiane al solo scopo di creare nuove cattedre da assegnare agli “Assistenti a vita” dei Professori delle Università dei grandi centri.
Non conta il fatto che, oltre alla moltiplicazione dei centri universitari, per i medesimi scopi, c’è stato anche l’aumento esponenziale dei corsi di laurea, nell’ambito delle Università grandi e piccole, al solo fine di generare cattedre da destinare agli aspiranti Professori di ruolo.
Tutto questo è stato il consolidato sistema del Baronato universitario. Ora invece si è di fronte ad un nuovo caso sociale. Il Baronato decaduto.
E allora ecco l’intervento del Presidente, e subito la soluzione del Governo: adotta anche tu un Barone a distanza. Con una spesa minima potrai consentire la sopravvivenza di una specie vissuta in cattività che mai potrà farcela a salvarsi nel mondo reale.
Salviamo il Barone dall’estinzione, o da un destino da Barbone.
Luca Procaccini
Fa nulla che, nella classifica dell’eccellenza nel mondo universitario globale, l’Italia si piazza al 150° posto con la sola presenza dell’università di Bologna. Tutto il resto è non classificato, fuffa.
Poco importa che, negli ultimi lustri, sono nate Università in cittadine italiane al solo scopo di creare nuove cattedre da assegnare agli “Assistenti a vita” dei Professori delle Università dei grandi centri.
Non conta il fatto che, oltre alla moltiplicazione dei centri universitari, per i medesimi scopi, c’è stato anche l’aumento esponenziale dei corsi di laurea, nell’ambito delle Università grandi e piccole, al solo fine di generare cattedre da destinare agli aspiranti Professori di ruolo.
Tutto questo è stato il consolidato sistema del Baronato universitario. Ora invece si è di fronte ad un nuovo caso sociale. Il Baronato decaduto.
E allora ecco l’intervento del Presidente, e subito la soluzione del Governo: adotta anche tu un Barone a distanza. Con una spesa minima potrai consentire la sopravvivenza di una specie vissuta in cattività che mai potrà farcela a salvarsi nel mondo reale.
Salviamo il Barone dall’estinzione, o da un destino da Barbone.
Luca Procaccini
martedì 20 gennaio 2009
Cesare Battisti in Italia: la sinistra fa ridere un po' ovunque

Cesare Battisti, terrorista di sinistra dei Proletari armati per il comunismo - condannato in Italia all’ergastolo con sentenze passate in giudicato per quattro omicidi, sfuggito alla pena prima rifugiandosi in Francia perché ai tempi di Mitterrand gli era stato garantito, a lui come ad altri terroristi, lo status di rifugiato politico - era poi scappato in Brasile quando in Francia era stata accolta la richiesta d’estradizione del bandito verso l’Italia.
Così, dopo anni di latitanza in Brasile, veniva finalmente arrestato e, con buon senso manifesto da parte dei giudici brasiliani, gli era stato negato lo status di rifugiato politico ed era stata spianata la strada per l’estradizione verso l’Italia. Però, nonostante le decisioni dei magistrati del suo Paese, il ministro della Giustizia brasiliano ha stabilito di riconoscere comunque lo status di rifugiato a Battisti motivando la decisione con il timore per la sua vita in caso di rientro dell’uomo in Italia. Come se Italia ci fosse la giustizia di un Paese sudamericano.
La crisi diplomatica parrebbe risolta, grazie all'intervento del presidente Napolitano, il quale ha spiegato al presidente Lula che Battisti non rischia nulla.
Tutti soddisfatti dunque, anche i simpatizzanti di sinistra che con la decisione presa dal ministro progressista brasiliano hanno tirato un sospiro di sollievo. Mal comune mezzo gaudio, non solo in Italia la sinistra fa ridere.
Sandro Sisler
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