venerdì 9 gennaio 2009

La sinistra diceva "We care”, dice “We can”, dirà “They win”


Se in politica funzionassero le regole della Borsa, le quotazioni del Pd verrebbero sospese per eccesso di ribasso. Il partito, che è la fusione a freddo dei Ds con la Margherita, non ha mai avuto un livello di gradimento così misero da quando è costituito, neanche al tempo delle due compagini (sommando le percentuali di ognuna). Quattro i motivi.

Primo. Agli italiani questo scimmiottare gli americani irrita. Alle elezioni del 2006, c’era Fassino che aveva scelto come slogan “We care”, mentre nel 2008 Veltroni s’è atteggiato a Obama di borgata facendo suo lo slogan “We can”.

Secondo. Il Pd non appare in grado di amministrare un condominio, figurarsi l’Italia o i suoi Enti locali. E ciò perché la dirigenza neanche riesce a governare i suoi uomini.

a) In Sardegna il governatore Soru si è dimesso per contrasti con la sua maggioranza e si tornerà a votare.

b) In Campania, è stato chiesto di fare un passo indietro sia a Bassolino (governatore della Regione), sia alla Iervolino (sindaco di Napoli), ma ne è sortita solo la dimissione dall’incarico di partito di segretario cittadino di Napoli del Prof. Nicolais. Le cause? Era in disaccordo col sindaco, sia per il rimpasto della Giunta dopo lo scandalo giudiziario sia perché - immaginiamo - piccato dal fatto che la sindachessa aveva registrato alcune conversazioni tra loro intervenute (come dalla stessa candidamente affermato ai media).

c) In quel di Pescara, il sindaco D’Alfonso (che era anche segretario regionale del Pd), inguaiato da un’indagine della magistratura, si dimette e poi ci ripensa. Ritira le dimissioni e conserva l’indennità affidando a un certificato medico il compito di tenerlo in sella. Vedi qui.

d) A Firenze, altro casus belli e il sindaco Domenici s’incatena per protestare.

Quindi, delle due l’una, o il Pd non ha i vertici in grado di gestire la propria classe dirigente, o il Pd non ha i vertici.

Terzo. Non aiuta al Pd l’essere il Partito politico che oggi somiglia di più alla Dc e al Psi dei primi anni ’90, per il numero di dirigenti e amministratori coinvolti in indagini di giustizia per presunti reati quali associazione a delinquere, concussione, corruzione, turbativa d’asta, truffa e peculato.

Quarto. A giustificare la caduta libera dei consensi, serve la chiave di lettura dell’apparentamento del Pd con Di Pietro. L’uomo sta cannibalizzando l’alleato. Così, il Pd di Veltroni - il quale in campagna elettorale s’era spacciato per partito moderato che abbandonava la bandiera dell’antiberlusconismo quale strumento di lotta politica - ha visto Di Pietro abbracciare lo stendardo e abbaiare ai quattro venti d’essere l’unico a far opposizione in Parlamento. Con tanto di ringraziamenti per la messe di voti che si sono spostati dal Pd all’Italia dei valori.

[foto via flickr.com/photos/arkangel]

Sandro Sisler

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