sabato 24 gennaio 2009

Travaglio. È pronto per il Senato con Di Pietro?


La maturazione è completa. Travaglio, che amava appellare (quasi) tutti quei politici che avevano a che fare con la giustizia come indagati, imputati, condannati, indultati e prescritti a seconda della condizione processuale in cui versava il soggetto delle sue attenzioni, è maturo per il grande passo.

L’avvicinamento è stato lento ma costante. Prima indagato, poi mandato a giudizio e perciò imputato. Quindi condannato ma con la pena condonata perché indultato. Infine, appellante con speranza d’esser prescritto.

Consapevole delle potenzialità, con questo pedigree, e diventato pure smaliziato. Ad AnnoZero col Santoro a stuzzicare l’ospite Di Pietro, il Travaglio ambizioso s’è ben guardato dall’incalzare il deputato per il figlio indagato.

Lo stile è cambiato, e non sentiremo più dire “nessun condannato” sullo scranno del Senato. Vuoi vedere che l’uomo è diventato moderato e ce lo troveremo sì condannato, ma anche in predicato, nelle liste dell’Idv, ad esser candidato?

[foto via qui]

Luca Procaccini

Precari, la sinistra fra sfiga e sciacallaggio politico


Dopo la proposta dei 1.000 euro al mese come reddito minimo garantito ai precari, spot dell’ultima campagna elettorale del Pd, è arrivata la peggior crisi economica del secolo e molti precari son diventati semplicemente disoccupati. Oggi il Partito del nuovo modo di fare politica ci riprova. Sussidio unico per i disoccupati e reddito minimo garantito.

Ed ecco che siamo di nuovo in campagna elettorale, ma per Comuni, Province e Regioni. Che non hanno le competenze a normare sulla materia. Al di là della considerazione che il precariato (sempre esistito sotto forma di economia sommersa) è stato regolamentato per la prima volta con i co.co.co del ministro del lavoro Treu del primo Prodi, e che oggi con le modifiche del centrodestra, e la sostituzione di co.co.co con i lavori a progetto, il lavoratore è meglio garantito, la domanda è: mica staranno a fare sciacallaggio sulla peggior crisi degli ultimi cent’anni?!

Abbiamo capito che il Pd non ha mai rappresentato il nuovo, ma che porti pure male è una tristezza…

[foto via flickr.com/photos/roberto_ferrari]

Luca Procaccini

giovedì 22 gennaio 2009

Obama. Finché c'è guerra c'è speranza?

Da decenni, l’economia degli Stati Uniti si basa su tre pilastri: credito al consumo; automobile; industria militare.

Negli Usa, il credito al consumo è in coma. Gli istituti finanziari non concedono un prestito manco sotto tortura. La causa è il flop dei mutui subprime. Le banche non vogliono più yankee indebitati che non riescono a estinguere il debito.

Passiamo all’auto. Le Big Three non se la passano granché bene. General Motors e Chrysler han chiesto e ottenuto soldi dal Governo Usa, e ora devono dimostrare di saper camminare con le proprie gambe. Ford o si risolleva nei prossimi mesi oppure segue il declino delle due sorelle.

Industria militare. Resta florida. Le guerre sul pianeta non mancano. Le richieste d’armi sono sempre frequenti.

Ma vuoi vedere che Obama, in futuro, seminerà la pace facendo la guerra? Altrimenti l'industria bellica come sopravviverà? Lo sapeva anche Alberto Sordi: “Finché c’è guerra c’è speranza”.

Luca Procaccini

martedì 20 gennaio 2009

Dite a Veltroni che ha vinto Obama, ma in America


Finalmente è arrivato Barack, anche se non si può dire che l’abbia fatto con discrezione.
In questo clima di crisi, forse ci si sarebbe aspettati un po’ più di austerità e, invece, giù con festeggiamenti e parate che neanche il Carnevale di Rio ce ne ha donate di così belle.

Comunque, un gran fregarsi di mani qui in Italia dalle parti del Pd. Svolta epocale o no (il discorso di Obama, sostanzialmente nazionalista ed equilibrato, è tale da non far intendere che stia per arrivare il Messia), Veltroni è al settimo cielo come se avesse vinto lui in America, od Obama in Italia.

E allora, calma ragazzo che per te non ce n’è. Qui il Pd è Bassolino con la Iervolino (che oggi ha formato la Giunta a Napoli dopo inchieste e arresti), o D’Alfonso col certificato medico (che gli è stato utile a rimaner aggrappato all’indennità di sindaco di Pescara), e neanche se vi pitturate la faccia di nero riuscirete a passar per nuovi.

In ogni caso, in bocca al lupo per le prossime elezioni provinciali del Kentucky. Lì pare siate in vantaggio.

[foto via flickr.com/photos/e-coli]

Luca Procaccini

Cesare Battisti in Italia: la sinistra fa ridere un po' ovunque


Cesare Battisti, terrorista di sinistra dei Proletari armati per il comunismo - condannato in Italia all’ergastolo con sentenze passate in giudicato per quattro omicidi, sfuggito alla pena prima rifugiandosi in Francia perché ai tempi di Mitterrand gli era stato garantito, a lui come ad altri terroristi, lo status di rifugiato politico - era poi scappato in Brasile quando in Francia era stata accolta la richiesta d’estradizione del bandito verso l’Italia.

Così, dopo anni di latitanza in Brasile, veniva finalmente arrestato e, con buon senso manifesto da parte dei giudici brasiliani, gli era stato negato lo status di rifugiato politico ed era stata spianata la strada per l’estradizione verso l’Italia. Però, nonostante le decisioni dei magistrati del suo Paese, il ministro della Giustizia brasiliano ha stabilito di riconoscere comunque lo status di rifugiato a Battisti motivando la decisione con il timore per la sua vita in caso di rientro dell’uomo in Italia. Come se Italia ci fosse la giustizia di un Paese sudamericano.

La crisi diplomatica parrebbe risolta, grazie all'intervento del presidente Napolitano, il quale ha spiegato al presidente Lula che Battisti non rischia nulla.

Tutti soddisfatti dunque, anche i simpatizzanti di sinistra che con la decisione presa dal ministro progressista brasiliano hanno tirato un sospiro di sollievo. Mal comune mezzo gaudio, non solo in Italia la sinistra fa ridere.

Sandro Sisler

Berlusconi e Annunziata: un rapporto ricostruito in mezz’ora


È di questi giorni la notizia che Lucia Annunziata, non in accordo con la conduzione della trasmissione del Santoro perché faziosa, dopo mezz’ora di sproloqui decide di posare il microfono ed abbandonare prima della conclusione.

È di qualche tempo addietro la notizia che Silvio Berlusconi, ospite di “In 1/2 ora”, in disaccordo con l’Annunziata perché faziosa nella conduzione della trasmissione, dopo meno di mezz’ora di tirate a senso unico decise di salutare anzitempo e lasciare il programma televisivo. In quell’occasione, il presidente del Consiglio apostrofò Annunziata come “una persona violenta” e poi disse “me ve vado”, ma altrettanto determinata l’Annunziata rispose “non lo faccia, non le conviene”, e alla replica del Berlusca “non mi dica quello che devo fare, posso dire quello che voglio”, la conduttrice se ne uscì con un “non può dettare le regole”.

Torniamo all'oggidì. Con l’Annunziata che emula il Cavaliere e lascia la trasmissione del Santoro perché non ne sopporta la condotta, il premier gongola al ricordo di quel che le disse quando fu costretto ad andarsene: “Complimenti, lei ha illustrato bene come si comporta una persona che sta a sinistra. Deve avere un po' di vergogna per come si è comportata”. Lui affermò quello che, probabilmente oggi d’accordo con l’Annunziata, la stessa Annunziata verosimilmente pensa del Santoro conduttore.

[foto via flickr.com/photos/ahmedrabea]

Luca Procaccini

domenica 18 gennaio 2009

Antonio Di Pietro, ma lei che s’aspettava: la notifica dal “Corriere della Sera”?

Antonio Di Pietro, appresa la notizia rilanciata dall’agenzia di stampa dell’iscrizione del figlio Cristiano nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta Appaltopoli di Napoli, dove gli contestano l’abuso d’ufficio e la turbativa d’asta (vedi qui), denuncia l’anomalia italiana.

Forse, abituato ai tempi di quando aveva la toga e gli avvisi di garanzia venivano notificati a mezzo Corriere della Sera, non si aspettava il rilancio della notizia nell’etere da un’agenzia di stampa senza che l’avviso di garanzia finisse prima stampato dalla testata giornalistica.

Evidentemente, anche a Napoli si applica il rito ambrosiano.

Nessun’anomalia, quindi, ma progressi della tecnologia dal 1994 a oggi.

[foto via flickr.com/photos/lucamascaro]

Luca Procaccini